Produrre. Una vergogna o una cosa di cui andare fieri?

Il 4 ottobre 2013 negli Stati Uniti si è celebrato il “Manufacturing Day”, giornata nazionale dell’industria manifatturiera, organizzata per “risolvere il comune fraintendimento sull’industria manifatturiera dando ai produttori l’opportunità di aprire le porte e mostrare, in uno sforzo coordinato, cos’è l’industria manifatturiera e cosa non è. Lavorando assieme durante e dopo il Manufacturing Day, i produttori inizieranno a cercare di risolvere la carenza di manodopera specializzata, connettersi con le generazioni future, farsi carico della pubblica immagine del manifatturiero per [youtube=http://youtu.be/IbLWMhwaZ2s]assicurare la prosperità dell’intero settore industriale.” Si tratta di un’iniziativa che va in direzione quasi opposta rispetto a quanto sta succedendo in Italia, dove le aziende produttive sembrano essere quasi ritenute un’eredità del passato dalla quale liberarsi piuttosto che un patrimonio fondamentale per garantire la sopravvivenza del nostro paese.
L’industria manifatturiera statunitense dopo una percorso trentennale di riduzione della produzione nazionale a favore della delocalizzazione alla ricerca del costo di produzione minimo, ha invertito la tendenza ricominciando a crescere, grazie a politiche strategiche mirate ed alla convinzione degli imprenditori che il “reshoring” (rilocalizzazione) non è una necessità per la sopravvivenza del paese, ma, se ben gestito, un’opportunità di competitività industriale.
Anche in Italia dovremmo riflettere sulla necessità di preservare la capacità produttiva e sull’impossibilità per un paese di basare la propria economia solamente sui servizi, per quanto avanzati o unici.
Il riavvicinamento culturale al valore della produzione, declinata secondo le forme attuali che richiedono manodopera competente e formata, che non venga più vista come forma di lavoro alienante e sfruttato, ma come un’opportunità di lavoro e sviluppo professionale di pari dignità rispetto alle altre, è un elemento fondamentale per consentire la ripresa del settore manifatturiero a supporto dell’economia dell’intero paese. “Orgoglioso di produrre in Italia” dovrebbe essere un sentimento diffuso tra chi, con mille difficoltà, mantiene la propria radice nazionale e supportato da iniziative politiche che ne favoriscano l’espansione invece che la frustrazione.

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